Walter Ghia
'Nazionalismi a confronto'
Daniele Conversi, The Basques, the Catalans and Spain, University of Nevada Press, Reno Nevada, USA, 2000, ISBN 0-87417-362-0
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Il volume è un'edizione riveduta di uno studio apparso originariamente a Londra nel 1997 (Hurst & Co. Ltd.), e rimane oggi una lettura senz'altro stimolante per ragioni sia esterne sia interne al libro: da un lato gli eventi di questi ultimi anni ripropongono l'interesse per le dinamiche del nazionalismo nelle sue forme molteplici; dall'altro, a merito dell'autore, va ascritto il tentativo, in parte riuscito, di trarre dall'evolversi delle vicende basche e catalane uno schema di lettura capace di produrre modelli dotati di valenza più ampia. L'ottica comparativa impiegata da Conversi è senz'altro ricca di spessore concettuale.
La Catalogna e il Paese basco hanno evidenti aspetti comuni: rispetto
alla capitale Madrid (e, salvo limitate e circoscritte eccezioni, anche
rispetto al resto della Spagna), le due regioni si muovono con ritmo più
rapido nel processo di modernizzazione, particolarmente nello sviluppo
industriale. Di conseguenza sono anche i luoghi di destinazione di forti
flussi migratori provenienti dalle altre aree dello stato spagnolo.
Per il resto, il libro di Conversi sottolinea piuttosto differenze che
analogie.
In Catalogna:
- Lingua e cultura godono fin dall'inizio di una diffusione relativa
e hanno buone chance di socializzazione anche verso l'esterno: certamente
marcano la differenza rispetto al resto della Spagna, ma non segnano una
distanza incolmabile, non precludono né rendono altamente problematica
l'integrazione, sia pure lenta e parziale, dei flussi migratori provenienti
dalle altre regioni.
- L'élite borghese ? rispetto al Paese basco ? è relativamente
ampia e articolata. Ha con Madrid un forte contenzioso per la mancata
protezione dei prodotti industriali. Di fronte all'inasprirsi dei conflitti
sociali, “the Catalan bourgeoisie wanted to control the central state but,
failing in this, turned to regionalism ”(257). È una borghesia che
non solo non ostacola il movimento nazionalista, ma è anche disponibile
ed interessata a permearlo di sé e ad assumere un ruolo guida .
Al contrario nel Paese basco:
- Lingua e cultura specifiche della regione non godono di una
diffusa persistenza presso ampie aree sociali (soprattutto nella città
di Bilbao), né tanto meno hanno chance di socializzazione verso
l'esterno.
- L'élite borghese presenta un altissimo grado di concentrazione
della ricchezza e ha un orientamento decisamente centralista. Rispetto
alla Catalogna, la borghesia basca è assai meno articolata ed ha
una diffusione e penetrazione assai minore nel tessuto sociale.
Alle diverse condizioni di partenza corrispondono nelle due ragioni
diversi obiettivi e modalità di lotta.
In Catalogna il processo di creazione dei confini è reso più
agevole dalla lingua, che non è mai scesa al di sotto di un minimo
livello di diffusione nell'uso quotidiano, e che può essere facilmente
insegnata e trasmessa con successo anche a chi non è nato fra catalani.
Secondo Conversi, nasce su queste basi ? assumendo come centro la lingua
e la cultura ? un lungo processo coesivo che, nei momenti di difficoltà
(quando la repressione è più feroce), può ritirarsi
sul terreno culturale, per emergere poi di nuovo sul terreno politico.
Dopo la guerra civile, l'orientamento è generalmente moderato, autonomistico,
ma non separatistico; l'identità è soprattutto affermata
positivamente, in nome di qualità e caratteristiche proprie, non
solo e non tanto in chiave di contrapposizione radicale al nemico. Il movimento
nazionalista catalano si articola in fasi diverse, ed esprime anche configurazioni
associative e proposte politiche in concorrenza tra loro, tuttavia non
sviluppa al suo interno forme di antagonismo assolute e radicali.
Nel Paese basco l'impossibilità di utilizzare la lingua
come “marcatore di confini” spinge alla ricerca di altri segnali e simboli
di identità che, o comportano rigide chiusure (la razza, il ruolo
eccezionale ed “eletto”del popolo basco, la sua natura”nobile” fra i popoli
cristiani); oppure, concludono in un radicale volontarismo, fino
a far prevalere il criterio puro dell'azione (“è pienamente basco
chi è partecipe della lotta”). In tale quadro di instabile e difficile
definizione di indicatori dell'identità si spiega anche l'assunzione
di un orientamento ideologico-politico radicale ispirato al leninismo:
è un percorso funzionale a creare contrapposizione tra i Baschi
(nativi ed immigrati) e Madrid, nel tentativo di conquistare alla causa
l'immigrazione operaia, mobilitata ad un tempo contro il centralismo autoritario
e contro la società capitalistica.
A guardar bene sembra che il nazionalismo basco percorra per
intero tutto l'arco delle possibili forme di ideologie antiborghesi (dal
tradizionalismo alla rivoluzione contro il capitale). Si tratta comunque
di un orientamento estremistico che, secondo l'autore, ha alla sua radice
una fondamentale debolezza: volontarismo, radicalizzazione della lotta,
ampio uso della violenza non sono che rimedi estremi per rimarcare confini
etnici di per sé assai deboli, e fortemente minacciati dai processi
di modernizzazione. Alle medesime ragioni vanno anche ricondotte le dinamiche
interne al movimento nazionalista basco, profondamente segnato da atteggiamenti
antagonistici estremi e radicali fra le diverse posizioni e orientamenti.
Il saggio di Conversi ha più di un merito nell'indicare le differenze specifiche che preparano gli sviluppi e gli esiti diversi dei nazionalismi basco e catalano. Appare invece più povero di risposte se assumiamo un punto di vista più generale: che cosa in definitiva fa esplodere i nazionalismi all'interno di strutture politiche consolidate dal tempo? Riguardo a ciò si cerca invano nel libro una risposta, e sembra in fondo che venga dato per ovvio un vecchio schema: le diversità culturali, in quanto esistono, tendono a darsi uno status politico. Ma ciò è vero a qualsiasi condizione? Se così fosse, dovremmo assistere al proliferare di una miriade di repubbliche, sempre ulteriormente divisibili. E in che punto sarebbe destinato ad arrestarsi il processo di frammentazione? Per entrare in questo ordine di riflessioni e di interrogativi occorrerebbe però un'attenzione assai più ampia alla dinamica degli interessi, del potere, delle stesse risorse simboliche nel rapporto tra centro e periferia. Rispetto alle promesse del titolo rimane sullo sfondo uno degli attori essenziali: si parla a lungo dei Baschi e dei Catalani, ma assai meno della Spagna, delle ragioni profonde che stanno alla base della grave crisi del processo di nazionalizzazione condotto dal centro.
Professor Walter Ghia (Cattedra di Storia delle dottrine politiche, Facoltà di Giurisprudenza, Universita' del Molise, Italy)
Pubblicato su Spagna
Contemporanea, n. 24, 2003, pp. 201-203.